Il Testamento di Dio

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Codex Sinaiticus (א)
 
    Questo manoscritto viene datato al IV secolo, come il Codex Vaticanus. Viene anche denominato Codice א dalla prima lettera dell’alfabeto ebraico, la “Aleph”. È stato scoperto nel 1844 da Von Tischendorf nel monastero greco-ortodosso di Santa Caterina sul Monte Sinai, in Egitto. Nel 1859 Tischendorf fu autorizzato dai monaci del Sinai a esaminarne il contenuto ma gli fu proibito di portarlo via dal monastero per studi più approfonditi. Successivamente gli fu concesso di prenderlo in prestito sino al Cairo per poi copiarlo. Alla fine il manoscritto venne acquistato dal governo russo e in seguito finì in Gran Bretagna. Nel 1861 Tischendorf pubblicò ufficialmente il manoscritto e nel 1911 si ebbe anche la prima edizione fotografica. Oggi il codice è conservato in quattro luoghi diversi. Dal 1933 la parte più corposa del codice è custodita a Londra presso la British Library (Add. MS 43725), consta di 346 fogli di pergamena scritti in greco. Altri 43 fogli dell'Antico Testamento si trovano presso la biblioteca dell'Università di Lipsia, 12 fogli più altri frammenti più piccoli sono ancora nel monastero di Santa Caterina e, infine, tre fogli si trovano presso la Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo.
    Il testo greco del codice è disposto su quattro colonne per foglio, ogni colonna comprende mediamente 48 linee. I fogli misurano 43 ´ 38 cm. È un classico onciale (lettere maiuscole) con tutte le parole una attaccata all’altra (scriptio continua). Secondo Von Tischendorf il codice risalirebbe al 331 d.C., al tempo delle copie ordinate dall’imperatore Costantino ad Eusebio di Cesarea (Vita Constantini, IV, 36). Nel 1999 T.C. Skeat avanzò l’ipotesi che il Codice Sinaitico e il Codice Vaticano B potessero essere stati scritti a Cesarea, dove aveva sede la scuola di Eusebio (vedi T.C. Skeat, The Codex Sinaiticus, the Codex Vaticanus and Constantine, JHS, 50, 1999, pp. 583-625). Forse entrambi i codici sono quello che è rimasto delle cinquanta copie della Bibbia ordinate dall’imperatore al vescovo Eusebio. Skeat fa notare nel suo articolo che in Matteo 13,54 il codice Sinaitico contiene un curioso errore: invece di εἱς τὴν πατρίδα (venne nella sua patria) troviamo scritto εἱς τὴν Αντιπατρίδα (venne a Αντιπατρίδα). Αντιπατρίδα sarebbe il nome di una località distante 45 km da Cesarea di Palestina. Lo scriba si sarebbe confuso confondendo mentalmente “patria” con il nome di questa località che dunque conosceva molto bene. Anche in Atti 8,5 compare un errore significativo: invece di “sceso in una città della Samaria (Samareiaj)” abbiamo: “sceso in una città della Cesarea (Kaisariaj)”. Anche qui lo scriba aveva bene in mente il nome della città di Cesarea e avrebbe commesso un clamoroso errore nel copiare il manoscritto. Questi errori, uniti ad una analisi paleografica, porterebbero a concludere che il Codice Sinaitico non proviene dall’area egiziana ma dalla zona di Cesarea: uno scriba egiziano difficilmente avrebbe avuto in mente Αντιπατρίδα oppure Kaisariaj in modo da confondersi nel copiare. Il Codice Vaticano B, avente molte analogie con il Sinaitico, proverrebbe anch’esso da Cesarea. Molti, tuttavia, propendono per una data di stesura leggermente più tarda del 330-31 d.C., attorno al 370 d.C. Infatti nel Codice Sinaitico sono presenti i Canoni di Eusebio (cliccare per accedere) scritti nel IV secolo, che servivano per aiutare il lettore a confrontare e ritrovare passi paralleli nei Vangeli: già allora gli studiosi e i Padri della Chiesa avevano ben presente la questione sinottica. Poiché il Codex Vaticanus non riporta i Canoni di Eusebio, si pensa che sia stato scritto un po’ prima del Codex Sinaiticus. È opinione degli studiosi che sia stato scritto sotto dettatura perché contiene errori ortografici che sembrano derivare dalla comprensione errata delle parole. Ha subito un lungo lavoro di correzione, probabilmente è uno dei manoscritti più emendati tra tutti quelli esistenti. Nel 1975 in seguito al cedimento del soffitto di una cavità interna ai muri del monastero di Santa Caterina vennero ritrovati, assieme ad altri mss. greci, 12 folia completi del Codice Sinaitico più altri frammenti dello stesso. La pubblicazione della scoperta è avvenuta solamente nel 1998.
 
Contenuto del codice
  Del codice ci sono pervenuti soltanto frammenti della Genesi (porzioni dei Capp. 23 e 24, ma recentemente si è avuta notizia del ritrovamento di altri nove fogli del codice nel monastero di Santa Caterina nel Sinai), del libro dei Numeri (porzioni dei Capp. 5, 6, 7), del primo libro delle Cronache (da 9:27 a 19:17), Esdra (da 9:9 a 19:44) e Lamentazioni (da 1:1 a 2:20). Ci sono pervenuti sostanzialmente completi invece i libri di Neemia, Ester, Gioele, Abdia, Giona, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, oltre che alcuni apocrifi dell’Antico Testamento oggi non compresi nel canone ebraico e neppure in quello cattolico. Il Nuovo Testamento secondo questo codice contiene tutti i testi oggi considerati canonici oltre che qualche scritto apocrifo (l’Epistola di Barnaba e il Pastore d’Erma). Come nel Codex Vaticanus manca la parte conclusiva del Vangelo di Marco, da Mc 16:9 alla fine. Il testo è molto simile a quello del Codex Vaticanus anche se quest’ultimo è ritenuto più antico e quindi probabilmente più vicino ai manoscritti originali.
 
Caratteristiche testuali del codice
  Il testo del Sinaiticus sembrerebbe appartenere quasi per intero alla famiglia testuale neutrale-alessandrina (secondo la suddivisione di Westcott-Hort), la stessa del Codex Vaticanus. Fin dai tempi di Westcott-Hort (fine XIX secolo) viene considerato un documento molto attendibile e importante, ai livelli del Codex Vaticanus. In realtà è difficile inquadrarlo completamente in una categoria testuale sola, ogni sezione (Vangeli, lettere di Paolo, Atti degli Apostoli) ha subito vari influssi testuali. Per esempio la prima parte del Vangelo di Giovanni differisce significativamente dal Codex Vaticanus e il libro dell’Apocalisse non è certo un testo inquadrabile nella categoria neutrale-alessandrina. Il codice א è da considerare un buon testo (un testimone fondamentale del NT) per quanto riguarda i sinottici, gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo e gran parte di Giovanni.
Prima della scoperta dei grandi papiri P75, P66 (contenenti i Vangeli di Luca e Giovanni) e P46 (epistole di Paolo) il Sinaiticus era considerato il manoscritto testualmente più vicino al Codex Vaticanus. La scoperta di quei documenti, soprattutto del papiro P75, ha però messo in discussione la questione dei rapporti tra Vaticanus e Sinaiticus perché quei papiri, che riportano i Vangeli di Luca e Giovanni, sembrano più affini al Vaticanus di quanto non sia il Sinaiticus. Soprattutto è stata scoperta una grande affinità testuale tra B e P75. Secondo gli studiosi si dovrebbero così distinguere almeno due sotto gruppi “neutrali”: una classe testimoniata da א, Z ed alcuni manoscritti minuscoli ed un’altra classe testimoniata invece da B, P75, P66 ed L. Il testo degli Atti degli Apostoli appare invece virtualmente identico a quello di B, ed è considerato molto affidabile. Per quanto riguarda le lettere di Paolo, inoltre, c’è molta più affinità testuale tra P46 e B che non tra א e B.
    Ma vediamo di entrare ancor più nel dettaglio onde esaminare meglio questo codice.
 
Cos'è il Codex Sinaiticus?
    Il codice Sinaitico, un manoscritto della Bibbia cristiana scritto nella metà del quarto secolo, contiene la prima copia completa del Nuovo Testamento cristiano. Il testo scritto a mano è in greco. Il Nuovo Testamento appare nella lingua vernacolare originale (koinè) e nell'Antico Testamento nella versione, nota come Septuaginta, adottata dai primi cristiani di lingua greca. Nel Codice, il testo sia della Septuaginta che del Nuovo Testamento è stato pesantemente annotato da una serie di correttori precoci.
Il significato del Codex Sinaitico per la ricostruzione del testo originale della Bibbia cristiana, la storia della Bibbia e la storia della creazione di libri in Occidente è immenso.
 
'Codex Sinaiticus'
  Il nome "Codex Sinaiticus" significa letteralmente "il libro del Sinai". Riflette due aspetti importanti del manoscritto: la sua forma e un posto molto speciale nella sua storia.
'Codex' significa 'libro'. Quando fu scritto il Codex Sinaiticus, le opere letterarie furono sempre più scritte su fogli piegati e rilegati in un formato che ancora oggi utilizziamo. Questo formato di libro sostituiva costantemente il formato del rotolo che era più diffuso solo un secolo prima quando i testi venivano scritti su un lato di una serie di fogli incollati insieme per fare un rotolo. Questi rotoli erano fatti di pelle animale (come la maggior parte dei rotoli del Mar Morto) o della pianta di papiro (comunemente usata per la letteratura greca e latina).
    L'uso del codice papiro era un tratto distintivo della cultura paleocristiana. Le pagine del Codex Sinaiticus sono tuttavia di pelle animale preparata chiamata pergamena. Ciò lo contraddistingue come una transizione importante nella storia del libro. Prima di esso vediamo molti esempi di testi greci e latini su rotoli di papiro o codice papiro, ma quasi nessuna traccia di codici pergamenacei. Dopo di ciò, il codice pergamena diventa normativo.
    Durante la sua storia - in particolare la sua storia moderna - parti del Codex Sinaiticus erano anche conosciute con altri nomi. Le 43 foglie che ora sono nella Biblioteca universitaria di Lipsia furono pubblicate nel 1846 come "Codice Frederico-Augusto" in onore di Federico Augusto II, re di Sassonia, che era il patrono dello studioso biblico tedesco ed editore del Codex Sinaitico, Costantino Tischendorf. Le 347 foglie ora in The British Library erano precedentemente conosciute come "Codex Sinaiticus Petropolitanus", poiché erano conservate a San Pietroburgo tra il 1863 e il 1933.
 
Significato
    Il Codex Sinaiticus è uno dei testimoni più importanti del testo greco della Settanta (l'Antico Testamento nella versione adottata dai primi cristiani di lingua greca) e del Nuovo Testamento cristiano. Nessun altro antico manoscritto della Bibbia cristiana è stato rettificato in modo così estensivo.
   Un'occhiata alla trascrizione mostrerà quanto comuni siano queste correzioni. Sono particolarmente frequenti nella porzione della Septuaginta. Essi vanno da quelli fatti dagli scribi originali nel IV secolo a quelli fatti nel XII secolo. Si va dall'alterazione di una singola lettera all'inserimento di frasi intere.
   Un obiettivo importante dei critici e studiosi del Progetto Codex Sinaiticus è quello di fornire una migliore comprensione del testo del Codex e delle successive correzioni ad esso. Questo non solo ci aiuterà a comprendere meglio questo manoscritto, ma ci darà anche spunti sul modo in cui i testi della Bibbia sono stati copiati, letti e usati.
  Verso la metà del quarto secolo c'era un ampio ma non completo accordo su quali libri dovevano essere considerati autorevoli per le comunità cristiane. Il Codex Sinaiticus, una delle prime due raccolte di questi libri, è essenziale per comprendere il contenuto e la disposizione della Bibbia, nonché gli usi che ne derivano.
    La Septuaginta greca nel suo Codice include libri non trovati nella Bibbia ebraica e considerati nella tradizione protestante come apocrifi, come 2 Esdra, Tobia, Giuditta, 1 e 4 Maccabei, Sapienza e Siracide. Aggiunti al Nuovo Testamento sono la Lettera di Barnaba e "Il pastore" di Erma.
    Anche la sequenza idiosincratica dei libri è notevole: nel Nuovo Testamento la Lettera agli Ebrei è posta dopo la Seconda Lettera di Paolo ai Tessalonicesi e gli Atti degli Apostoli tra le Epistole Pastorale e Cattolica. Il contenuto e la disposizione dei libri del Codex Sinaiticus fanno luce sulla storia della costruzione della Bibbia cristiana.
    La possibilità di collocare questi "libri canonici" in un singolo codice stesso, ha influenzato il modo in cui i cristiani pensavano ai loro libri e questo dipende direttamente dai progressi tecnologici visti nel Codex Sinaiticus. La qualità della sua pergamena e la struttura di legatura avanzata che sarebbe stata necessaria per supportare oltre 730 fogli di grande formato, rendono il Codex Sinaiticus un esempio eccezionale di produzione di libri e ciò ha reso possibile anche il concetto di una "Bibbia". La pianificazione attenta, la scrittura abile e il controllo editoriale necessari per un progetto così ambizioso ci forniscono una preziosa visione della produzione del primo libro cristiano.
 
Data
  Il codice Sinaitico è generalmente datato al quarto secolo e qualche volta più precisamente alla metà dello stesso. Questo si basa sullo studio della calligrafia nota come analisi paleografica. Solo un altro manoscritto quasi completo della Bibbia cristiana - Codex Vaticanus (conservato nella Biblioteca Vaticana a Roma) - è di una data altrettanto simile. Gli unici manoscritti di scritture cristiane che risalgono a una data precedente rispetto al Codex Sinaiticus contengono piccole parti del testo della Bibbia.
 
Quali testi sono stati scritti nel codice?
   Come sopravvive oggi il Codex Sinaiticus: comprende poco più di 400 grandi fogli di pelle d’animale preparata, ognuna delle quali misura 380 mm di altezza per 345 mm di larghezza. Su queste pergamene, le foglie sono scritte intorno a metà dell'Antico Testamento e dell'Apocrifa (la Septuaginta), l'intero Nuovo Testamento e due testi paleocristiani non trovati nelle moderne Bibbie. La maggior parte della prima parte del manoscritto (contenente la maggior parte dei cosiddetti libri storici, da Genesi a 1Cronache) è ora mancante e presumibilmente persa.
Il Septuagint include libri che molte denominazioni cristiane protestanti collocano negli Apocrifi. Quelli presenti nella parte superstite della Septuaginta nel Codex Sinaiticus sono 2 Esdra, Tobia, Giuditta, 1 & 4 Maccabei, Saggezza e Siracide.
   Il numero dei libri del Nuovo Testamento in Codex Sinaiticus è lo stesso di quello delle Bibbie moderne in Occidente, ma l'ordine è diverso. La Lettera agli Ebrei è posta dopo la Seconda Lettera di Paolo ai Tessalonicesi e agli Atti degli Apostoli tra le Epistole Pastorale e Cattolica.
    Gli altri due testi paleocristiani sono un'epistola di uno scrittore sconosciuto che afferma di essere l'apostolo Barnaba e "The Shepherd", scritto dallo scrittore romano dell'inizio del secondo secolo, Hermas.
 
Produzione
 Il codice Sinaitico fu copiato da più di uno scriba. Costantino Tischendorf ne identificò quattro nel diciannovesimo secolo. La ricerca successiva ha deciso che ce ne fossero tre, ma è possibile che sia possibile identificare un quarto (diverso dal quarto scriba di Tischendorf). Ognuno dei tre scrivani indiscussi ha un modo di scrivere distintivo che può essere identificato con la pratica. Ognuno aveva anche un modo particolare di scrivere molti suoni, in particolare le vocali che gli scribi scrivevano spesso foneticamente. Uno di loro potrebbe essere stato un copista senior.
 
 Per fare il loro manoscritto, gli scribi dovevano svolgere una serie di compiti. Loro devono:
 
  1. determinare un formato      (ci sono pochissimi manoscritti sopravvissuti scritti con quattro colonne      su una pagina);
  1. dividere il lavoro tra      loro;
  1. preparare la      pergamena, includendola anche con un quadro per il layout di colonne e      linee;
  1. preparare i      manoscritti che stavano copiando;
  1. prendi penne e      inchiostro insieme;
  1. scrivi il testo;
  1. controllalo;
  1. assemblare l'intero      codice nell'ordine corretto.
 
     ... le governerà con scettro di ferro
                           ...come argilla si frantumeranno ...
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