Il Testamento di Dio

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1.     L'invenzione della stampa
La richiesta medioevale di libri e altri documenti ín tante copie richiedeva nuove tecniche di riproduzione. Certo la xilografia costituiva un passo avanti, ma il vantaggio in termini di tempo e denaro era minimo. È possibile che i cinesi abbiano sperimentato i caratteri tipografici nel secolo XI, ma non esiste prova che quest'idea o questa tecnica siano state importate in Europa. È generalmente attribuita a Johannes Gutenberg l'intuizione di unificare le tecniche della xilografia con il torchio, creando così la tipografia, anche se questo fatto è stato messo in discussione. Avendo appreso l'arte orafa, Gutenberg era abituato a lavorare piccoli oggetti metallici, e il suo genio cambiò il mondo. La famosa Bibbia dí Gutenberg fu pubblicata nel 1456 a Magonza, ín Germania. Il metodo fu tenuto segreto, ma venne presto scoperto perché Gutenberg aveva sempre bisogno di soldi e doveva prendere in prestito cospicue somme per continuare i suol esperimenti. Egli usava i1 suo segreto come garanzìa. Ma gli affari di Gutenberg erano complessi e non è facile capire oggi, attraverso i documenti a nostra disposizione, come siano andate le cose. Perciò probabilmente non sapremo mai esattamente l'entità del suo coinvolgimento nel creare l'arte della stampa.
Uno dei soci dí Gutenberg in Magonza fu Johann Fust, un orefice che lo finanziò con un prestito di circa 1.600 fiorini — una somma cospicua a quel tempi. La società finì in tribunale quando Fust fece causa a Gutenberg per la restituzione del prestito con interesse, per un totale dí 2.600 fiorini. Vinta la causa, Fust s'impossessò di tutto il lavoro di Gutenberg come risarcimento. Egli continuò a stampare con il genero, Peter Schoeffer, e la pubblicazione del Salterio in latino del 1457 è il primo libro che porti il nome del tipografo e la data. Gutenberg cercò di riprendere il lavoro di tipografo, e quando morì, nel 1458 circa, citò l'attrezzatura per la stampa nel suo testamento. Nonostante tutto, non esiste alcun libro inclusa la famosa Bibbia che si possa provare con certezza essere lavoro di Gutenberg.
La stampa, una volta divulgato il segreto, ebbe un rapido sviluppo attraverso le vie commerciali di tutta l'Europa: nel 1460 Mentelín stampò una Bibbia a Strasburgo; Sweynheym e Panartz stabilirono una tipografia a Roma nel 1467; Vindelinus de Spira stampò la prima Bibbia in italiano (tradotta dal Malermí) a Venezia nel 1471; Caxton portò la stampa a Londra nel 1476. Anche se le prime pubblicazioni erano opera di cristiani, il Pentateuco ebraico fu stampato a Bologna già nel 1482, e tutta la Bibbia ebraica fu stampata a Soncino (vicino Cremona) nel 1488. Prima dell'anno 1500 c'erano tipografie in più di 250 città d'Europa.
2.      La version in lingua volgare
La necessità di nuove versioni della Bibbia nacque con il formarsi delle lingue «volgari» (cioè nazionali, perché bisogna ricordare che la lingua ufficiale era il latino).
Dopo la Bibbia edita da Gutenberg fu stampata una prima versione tedesca, edita da J. Mentelin nel 1466; seguirono la versione italiana del monaco Nicolò Malermi, quella francese dí Jean de Rély, nel 1478, e la Boema a Praga nel 1488.
Tuttavia, non tutto il mondo religioso e intellettuale era favorevole alla «volgarizzazione» delle Sacre Scritture. Un impegno per la lettura in lingua volgare fu profuso dal camaldolese Paolo Giustiniani, il quale auspicava che i brani della Bibbia inseriti nella liturgia fossero letti in lingua madre e non in latino. Nel 1516, a Basilea, il grande umanista Erasmo da Rotterdam stampò il Nuovo Testamento in greco e in latino, per favorire il riavvicinamento ai testi biblici originali e, nonostante ciò, dichiarò di non essere d'accordo con quanti volevano impedire la lettura della Sacra Scrittura agli ignoranti e, soprattutto, vietare che fosse divulgata ín volgare: «Come se Cristo avesse insegnato cose talmente complicate che a fatica un gruppo di teologi potesse comprenderle... I misteri dei potenti forse è giusto che rimangano segreti, ma quelli di Cristo è lui stesso che ci invita a gridarli dai tetti». Con la Riforma protestante (1517), la Bibbia di Martin Lutero del 1534 raggiunse una grande popolarità e costituisce una pietra miliare della letteratura in lingua tedesca: il Nuovo Testamento fu tradotto sulla base dell'edizione greca di Erasmo e fu pubblicato a Wittenberg nel 1522; l'edizione tipica è del 1545. In Inghilterra, nel 1611 fu pubblicata la versione inglese nota come Bibbia di Re Giacomo, che fu riveduta nel 1881-1895 dando origine alla The Revised Version.
Alla fine del XVI secolo la Bibbia completa era stata tradotta in olandese (1526), francese (1530), svedese (1541), danese (1550), polacco (1561; Cracovia, Giovanni Leopolitano) e altre lingue europee. Le versioni portoghesi iniziano a vedere la luce intorno alla fine del XIII secolo nel monastero di Alcobaça, con una versione parziale degli Atti e una storia ridotta dell'Antico Testamento. La prima versione completa della Bibbia è opera del protestante Ferreira de Almeida (1681-1719). Quella cattolica risale a Antonio Pereira de Figueiredo, eseguita a Lisbona nel 1778-1790, riedita nel XIX secolo dopo ripetute revisioni parziali o totali. Dall'invenzione della stampa al 1599 la Bibbia era già stata tradotta in 26 lingue.
Le version italiane
Prima del Concilio di Trento (XVI secolo), da almeno un secolo erano utilizzate versioni italiane, che in parte si rifacevano a traduzioni del XIII secolo. Quella più diffusa era la versione del monaco Nicolò Malermi (la Bibbia d'Agosto, pubblicata a Venezia il 1° agosto 1471), alla quale si affiancò, con notevole successo, quella di Antonio Brucioli (editore L. Giunta, Venezia 1532), La Bibbia quale contiene i Sacri libri del Vecchio Testamento tradotti nuovamente de la hebraica verità in lingua Toscana.
Tuttavia, l'8 aprile del 1546 il Concilio di Trento stabilì in un decreto disciplinare che la vetus et vulgata editio della Bibbia era da ritenersi come «autentica» per l'uso pubblico, ovvero come testo ufficiale per la liturgia e l'insegnamento, e non si riuscì a trovare un accordo sulle traduzioni in lingua volgare, malgrado il suggerimento del consulente laico del legato pontificio cardinal Cervini, che forniva un prezioso suggerimento: «Si abbia soltanto l'accortezza di affidare il compito delle versioni a uomini dotti e pii, e sarà incredibile l'utilità che ne deriverà a tutto il popolo cristiano», insieme a un monito sempre attuale: «Se poi anche i vescovi, consci del loro ufficio, predicheranno al popolo la parola del Signore, non v'è dubbio che l'ottima semenza affidata alla terra produrrà frutti superiori a ogni aspettativa».
Di fatto, però, la concomitante patente di «autenticità» rilasciata alla Vulgata finì per trasformarsi, agli effetti pratici, nella convinzione che quella fosse da considerare la sola «legittima trasformazione linguistica della Bibbia» — una confusione che avrà non poche conseguenze per lo sviluppo degli studi biblici, non solo in Italia. L'Indice dei libri proibiti (1559) di Paolo IV, infatti, conteneva già il divieto di stampare, leggere e possedere versioni della Bibbia in volgare senza autorizzazione scritta del Santo Uffizio dell'inquisizione romana, e la quarta norma della bolla Dominici gregis di Pio IV (1564) consentirà la lettura della Bibbia in volgare solo dietro permesso, personale e scritto, del vescovo o dell'inquisitore, previa consultazione del parroco o del confessore. Tale licenza sarà successivamente riservata — da Sisto V e da Clemente VI, nell'Indice del 1596 — al soglio pontificio.
In conseguenza di ciò, per due secoli nel nostro paese non fu pubblicata alcuna Bibbia in italiano. Le iniziative editoriali furono così portate avanti dalle comunità riformate italiane, costituite da emigrati che si erano rifugiati in Svizzera (e in altri Stati). E qualche traduzione fu tentata anche da personaggi della Chiesa Cattolica: nel 1551, ad esempio, era apparsa a Lione la traduzione del Nuovo Testamento curata da Massimo Teofilo, monaco benedettino, traduzione che valse all'autore un processo inquisitoriale e fu inclusa nell'Indice del 1559.
Merita una particolare menzione la Bibbia tradotta da Giovanni Diodati (1576-1649), protestante originario di Lucca e professore di ebraico all'accademia calvinista, che fu pubblicata a Ginevra nel 1607. La versione — tradotta dai testi originali (ebraico e greco) — ancora oggi è un punto di riferimento obbligato per le chiese evangeliche di lingua italiana. I giudizi sono stati lusinghieri e positivi anche da parte cattolica. Questa Bibbia ha avuto numerose revisioni e ristampe a cura della Società Biblica Britannica & Forestiera dal 1808 fino a oggi.
Da parte cattolica, una nuova traduzione in lingua italiana fu realizzata da Antonio Martini (1720 - 1809), allora preside del convitto ecclesiastico annesso alla Basilica di Superga (Torino). La versione, tradotta dalla Vulgata latina, fu portata a compimento nell'arco di un ventennio circa: al Nuovo Testamento, terminato all'inizio del 1769 e pubblicato tra il 1769 e il 1771, seguì ben presto l'Antico Testamento, pubblicato tra il 1776 e il 1781. Il nono volume della traduzione dell'Antico Testamento, edito nel 1778, poteva inoltre fregiarsi del Breve con cui Pio VI dichiarava l'opera conforme alle norme dell'Indice.
La Bibbia del Martini pare fosse divenuta la lettura prediletta di Silvio Pellico, Alessandro Manzoni, Cesare Balbo, Tommaso Grossi, Carlo Troya, Massimo d'Azeglio, Tullio Dandolo, e nel corso dell'Ottocento fu oggetto di più di quaranta edizioni, ventitré delle quali solo tra il 1826 e il 1850.
3.       Le traduzioni modern
Nel XIX secolo, secolo delle missioni, la Bibbia fu tradotta in circa 500 lingue e dialetti. All'inizio del XX secolo il valdese Giovanni Luzzi pubblicò una nuova traduzione italiana della Bibbia. Questo sforzo di traduzione è continuato e si è sviluppato nel corso del secolo. Versioni oggi molto utilizzate sono: in lingua inglese, The Revised Standard Version, The New English Bible e The New American Bible; in lingua francese, la Sainte Bible de Jérusalem, diretta dai Padri domenicani dell'«École Biblique» di Gerusalemme, e la Traduction Oecuménique de la Bible, una traduzione fatta in collaborazione tra cattolici e protestanti, pubblicata nel 1975 e rivista nel 1985. Nel 1971 è stata pubblicata la Bibbia tradotta dai testi originali a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Anche in Italia è stata pubblicata la Traduzione interconfessionale in lingua corrente (TILC), in collaborazione con l'Alleanza Biblica Universale, nel 1985. Nel 2003 le lingue in cui era stato tradotto almeno un libro completo della Bibbia erano 2.303. Soltanto 405 di queste dispongono però della Bibbia completa; altre 1.034 hanno il Nuovo Testamento completo, mentre altre 864 lingue dispongono soltanto di un libro (in genere un Vangelo o una delle lettere di Paolo).
Le traduzioni nelle lingue locali, l'incremento dell'alfabetizzazione e l'avvento della stampa hanno fatto sì che i testi delle Scritture facciano sempre più parte delle culture locali. Le citazioni di testi o di temi biblici sono numerose, non soltanto nelle grandi letterature mondiali, ma anche negli scambi di tutti i giorni, e spesso chi le pronuncia o le ascolta non si rende neanche conto delle origini.
A questo punto il lettore potrebbe chiedersi: come mai tante traduzioni? Le risposte possono essere molteplici, tuttavia è importante rendere nella lingua parlata di tutti i giorni e secondo la cultura di ogni tempo quei testi che da millenni suscitano un fascino e un'attrazione particolare su credenti e non credenti. È importante mettersi dalla parte del lettore, cercare di interpretare le antiche parole, aiutando chi legge a comprendere.
Gli sviluppi tecnici
Fino al secolo XIX Gutenberg avrebbe potuto entrare in qualsiasi tipografia e capire subito quello che vi si faceva: la pressa era ancora principalmente di legno, negli ultimi 350 anni era cambiato soltanto qualche dettaglio e si era provveduto a qualche piccolo miglioramento. La macchina da stampa in ferro fu inventata alla fine del secolo XVIII, ma era ancora molto simile all'invenzione di Gutenberg. Ci volevano ancora due uomini per farla funzionare: uno metteva l'inchiostro e assicurava che fosse uniforme su tutta la pagina; l'altro metteva il foglio al suo posto, manovrava la matrice, toglieva il foglio stampato e lo metteva ad asciugare. Quando tutto era pronto e non sorgevano problemi, si riusciva a produrre circa 250 copie l'ora. Naturalmente c'era anche un limite alla resistenza fisica degli operai, che non riuscivano a stampare per molto tempo di seguito. Alla fine del secolo XIX il miglioramento dell'istruzione e i movimenti di risveglio religioso provocarono un aumento di quanti potevano e volevano leggere. Si richiedevano dei cambiamenti. La Società Biblica Britannica & Forestiera (SBBF), fondata nel 1804, aveva bisogno di grandi quantità di Bibbie — e subito!
Fino al 1825 circa i libri erano venduti in fogli, e il compratore li faceva rilegare secondo le sue esigenze. Materiale ulteriore, come carte geografiche, illustrazioni e indici, poteva essere aggiunto facilmente. Si faceva, per esempio, un libro di preghiera legato a una Bibbia o a al Nuovo Testamento, che si poteva portare facilmente in chiesa la domenica. Ma la SBBF non aveva bisogno soltanto di grandi quantità di libri: doveva anche garantirne il contenuto. Uno dei principi guida fu di pubblicare la Parola di Dio «senza note o commento». Fu questo l'impegno che univa i cristiani di tradizioni di-verse nella nascente Società. L'urgenza delle necessità della SBBF ha accelerato gli sviluppi della stampa, come la stereotipia.
Il lavoro del tipografo
Produrre un libro delle dimensioni dell'intera Bibbia richiedeva l'impegno di un capitale in caratteri  tipografici. Il tipografo avrebbe dovuto preparare un certo numero di pagine, sufficienti per una sezione di un libro, e stampare il numero dei fogli necessario per l'edizione. I caratteri erano poi puliti e riutilizzati per un'altra sezione. Per tutto il progetto, il numero delle pagine di ogni sezione variava e il tipografo poteva sbagliare nel contare il numero dei fogli; alcuni potevano essere stampati male e quindi inutilizzabili; al momento di piegare e mettere insieme il libro, spesso alcuni fogli dell'una o dell'altra sezione risultavano mancanti. In tal caso si doveva ripartire dall'inizio e ristamparli. Mentre si stampava, inoltre, i caratteri potevano rompersi, o si consumavano sotto la pressione della macchina. Con tutti questi inconvenienti nel processo di stampa era facile imbattersi in errori, e ci voleva tempo per correggerli. Ci sarebbero stati dei grandi vantaggi se si fosse potuta preparare la stampa di tutta la Bibbia in una volta sola e conservare i caratteri per eventuali ristampe. Sarebbe stato più veloce, meno costoso e più preciso, perché la correzione sarebbe avvenuta una volta per tutte. Ma anche i maggiori tipografi non avevano risorse tali da consentir loro di tenere pronti i caratteri di tutta la Bibbia: ci voleva un altro sistema.
Nel secolo XVIII William Ged sperimentò un procedimento per copiare i caratteri tipografici pronti per la stampa, ma il suo metodo non ebbe il favore dei tipografi. Nel 1804, però, Earl Stanhope, seguendo gli esperimenti di Ged, inventò un metodo migliorato: la stereotipia (lastre tipografiche in blocco unico). L'«aiutante pratico» di Stanhope, Andrew Wilson, lavorava con la tipografia dell'Università di Cambridge per introdurre la nuova tecnica, ma finché la SBBF non richiese grandi quantità di Bibbie al prezzo più basso possibile, gli amministratori della tipografia non riuscirono a vedere come un tale procedimento avrebbe potuto rendere. Nel novembre 1804 la SBBF ordinò 6.000 copie della Bibbia e 5.000 del Nuovo Testamento in inglese, insieme a 20.000 copie della Bibbia e 5.000 del Nuovo Testamento in gallese. Per quei tempi era una quantità imponente, tanto che si rese necessario applicare il metodo della stereotipia. Se le ordinazioni della SBBF avevano creato una rivoluzione tecnologica nell'artigianato della tipografia, il cambiamento radicale, per la rilegatura, non fu meno imponente.
Verso la fine del secolo XVIII il rilegatore probabilmente lavorava a mano e a casa. Forse impiegava qualche assistente, e rilegare 25 libri era già tanto. Normalmente si rilegavano libri in copia singola. D'un tratto la SBBF ebbe bisogno di migliaia di libri rilegati, e rilegati bene. Ci voleva una rilegatura forte, perché le Bibbie venivano usate continuamente e in tutte le situazioni. Nell'arco di trent'anni la Società Biblica Britannica & Forestiera ha provocato, nel settore delle rilegature, uno spostamento dalla casa al laboratorio, e la quantità di Bibbie richieste ha reso necessario l'uso di macchinari e l'impiego di operai.
La fornitura di Bibbie, però, non bastava a placare la sete di materiale da leggere manifestata dal pubblico. Dopo le Bibbie erano diventati popolari i giornali, e fu necessario stampare in modo sempre più veloce e sempre meno costoso un numero di copie sempre maggiore: ciò ha provocato il passaggio del processo di stampa dalla lastra alla rotativa, che poteva produrre non più un centinaio di copie l'ora, ma un migliaio. Nel 1908, con questo procedimento, si arrivava a produrre 50.000 copie di un settimanale di 32 pagine.
Il secolo XX ha visto uno sviluppo continuo e rapido. La preparazione della matrice è passata da attività manuale ad attività assistita dalle macchine, per arrivare alla composizione fotografica e all'uso del computer. Le macchine per la stampa sono più veloci e versatili: ora è possibile introdurre il materiale da una parte e ritirare dal lato opposto il libro finito. Il manoscritto dell'autore non è più su carta, ma viene trasmesso su disco o per posta elettronica. È paradossale, ma in questo tempo in cui le edizioni di un libro possono essere di migliaia o milioni di copie, la pubblicistica moderna ha reso più facile la produzione di edizioni limitate per specialisti. È ormai giunto il tempo in cui certi libri sono disponibili come testo elettronico, stampabile a richiesta.
     ... le governerà con scettro di ferro
                           ...come argilla si frantumeranno ...
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