Il Testamento di Dio

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La Versione Greca del LXX

Secondo le fonti storiche la Bibbia dei LXX, detta anche Septuaginta, è una versione greca dell’Antico Testamento fatta da esperti traduttori ebrei ed iniziata ad Alessandria d’Egitto ai tempi del re Tolomeo II Filadelfo, circa duecentocinquanta anni prima di Cristo. Tolomeo II regnò in Egitto per circa trentotto anni, nel periodo 284-246 a.C. (le date sono approssimate). Ad Alessandria esisteva infatti una importante comunità di ebrei ormai ellenizzati che comprendevano meglio il greco della loro lingua di origine. Inizialmente sarebbe stato tradotto in greco solo il Pentateuco, ossia la "Torah" o "Legge" ebraica, come affermano la lettera di Aristea a Filocrate e gli storici ebrei del I secolo d.C. Giuseppe Flavio (vedi Antichità Giudaiche, Prefazione, 3 e XII, 2, 1-4; secondo lo storico ebreo Tolomeo II fece tradurre in greco ad Alessandria d’Egitto solo i primi cinque libri della Bibbia ebraica) e Filone di Alessandria. La lettera di Aristea a Filocrate è il primo documento che parla di questa antica versione in greco dell’Antico Testamento. In essa si racconta che settantadue traduttori (cifra in seguito passata a settanta, da cui il nome di versione dei settanta, LXX o “Septuaginta”) esperti di greco ed ebraico si ritirarono sull’isola di Faro vicino ad Alessandria e lavorarono alla traduzione del Pentateuco per settantadue giorni. La lettera di Aristea però non viene considerata autentica ma soltanto celebrativa quindi i settantadue o settanta traduttori e il tempo impiegato per la traduzione probabilmente non sono reali ma sono una leggenda. Successivamente vennero tradotti in greco anche gli altri libri della Bibbia ebraica, il processo andò avanti fino al I secolo d.C., nel corso del quale probabilmente si completarono le traduzioni di tutti i vari libri dell'Antico Testamento. Oggi tuttavia non è noto quali libri fossero già stati tradotti fino al I secolo d.C., da un punto di vista paleografico si conoscono frammenti in greco molto antichi, antecedenti l’era volgare di cento o duecento anni della Genesi, dell’Esodo, del Levitico, del Deuteronomio, alcuni di questi sono stati ritrovati a Qumran nelle grotte 4Q e 7Q. La tabella sottostante contiene i riferimenti dei documenti e dei frammenti più antichi della versione greca dei LXX, dal II a.C. fino al II-III d.C. Le datazioni proposte nella tabella sono tutte paleografiche. Per uno studio papirologico dettagliato dei documenti più antichi della LXX rinviamo al sito del Prof. Robert Kraft dell’Università della Pennsylvania:

Elenco frammenti della LXX dal II a.C. fino al II-III d.C.

I Codici
I Codoci
I Codici

Frammenti qumranici in greco non identificati
Non compresi nella lista di cui sopra abbiamo i frammenti greci di attribuzione incerta: 7Q5, 7Q4,1&2 e il frammento 7Q3 (GIF 12 KB) per il quale non è stato possibile avanzare alcuna ipotesi seria di attribuzione nonostante il numero delle lettere che si sono conservate sia relativamente elevato. Questi frammenti papiracei, rinvenuti nella Grotta 7 di Qumran e datati tra il 50 a.C. e il 50 d.C., sono studiati dettagliatamente nei seguenti articoli:
               

A Qumran nella grotta 4 sono poi sono stati ritrovati i frammenti greci 4Q126 e 4Q127 datati su base paleografica alla fine del I secolo a.C., che restano per il momento senza attribuzione, nessuno infatti per ora è riuscito a trovare in tutta la letteratura greca un testo noto con il quale identificarli. Per il frammento 4Q127 si è pensato ad una parafrasi o commentario in greco dell’Esodo dal momento che contiene le parole Mosè, Faraone, Egitto che ricorrono frequentemente in quel libro.

Alcune caratteristiche papirologiche

P.Fouad 266 b (del I secolo a.C.) contiene il tetragrammaton in caratteri ebraici mentre 4QLXXLev b (sempre datato al I secolo a.C.) contiene la nomina sacra in greco IAω. La presenza del tetragrammaton è una delle caratteristiche salienti di questi frammenti più antichi; probabilmente è da questa pratica scribale che è nata la nomina sacra nei manoscritti cristiani, ereditata dagli ebrei. Una caratteristica papirologica saliente dei manoscritti della LXX è la presenza di spaziature tra frasi, gruppi di parole o singole parole. La presenza di queste spaziature è molto più frequente che non nei tipici papiri letterari greco romani. Un esempio limite è dato dal frammento P.Ryl.Gk. 458 dove su otto linee di testo abbiamo ben sette violazioni pesanti della scriptio continua con abbondanti spaziature che non corrispondono a paragraphos ma si configurano come vere e proprie interruzioni tra parole. Violazioni del tutto analoghe della scriptio continua si riscontrano nei manoscritti ebraici/aramaici. In generale i rotoli della LXX erano comunque manoscritti autorevoli, con una calligrafia ben curata ed essenzialmente di tipo bilineare. Tutti i frammenti più antichi della LXX sono su rotolo ma abbiamo P.Yale 1 che è un frammento della Genesi su codice, uno dei più antichi in assoluto in questo formato “editoriale”, datato tra il I e il II secolo dopo Cristo.
Come si vede dalla tabella di cui sopra i frammenti più antichi della LXX, scritti prima di Cristo, appartengono tutti al Pentateuco, che difatti fu il primo a essere tradotto secondo le fonti storiche. In questo contesto è interessante notare che 7Q2 è stato attribuito con alcune varianti testuali al libro di Baruc, precisamente al Capitolo 6 che viene detto “lettera di Geremia”. Il libro di Baruc è stato conservato solo in greco, oggi non esiste più il corrispondente testo ebraico. La Bibbia dei LXX comprende infatti sette libri che non hanno più oggi una versione ebraica ufficiale: oltre a Baruc, abbiamo i libri di Tobia, Giuditta, 1 e 2 Maccabei, Siracide e Sapienza, oltre a porzioni di Daniele ed Ester noti solo nella versione greca. Un caso interessante è quello del libro del Siracide. Nel suo prologo è scritto che il libro venne tradotto in greco nel trentottesimo anno del re Evergete, che corrisponde al 132 avanti Cristo. Però questo libro ad un certo punto non venne più considerato canonico dai rabbini ebrei ed oggi esiste ufficialmente solo nella versione dei LXX. Non esistendo un testo ebraico si sospettava che in realtà questo libro fosse stato scritto direttamente in greco e che la storia della sua traduzione fosse soltanto una leggenda ma a Qumran e a Masada sono stati rinvenuti frammenti, anche piuttosto abbondanti, della Siracide scritti in ebraico per cui in tempi molto antichi doveva esistere una versione ebraica anche di questo libro. Una sorte simile è toccata al libro di Tobia, tramandatoci solo in greco, del quale sono stati ritrovati alcuni frammenti in aramaico presso Qumran.
Un documento molto importante che compare nella lista di cui sopra è il rotolo dei profeti Minori 8HevXIIgk., ritrovato nel 1952 nel sito archeologico di Nahal Hever in Palestina presumibilmente abbandonato dopo la rivolta di Bar Kokhba attorno al 132-135 dopo Cristo. Il testo del rotolo, pubblicato soltanto nel 1963, è stato datato su base paleografica al I secolo dopo Cristo, comprende nell’ordine passi dei libri di Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo e Zaccaria. Le porzioni che sono state ritrovate possono essere attribuite a due “mani” (scribi) diverse, che vengono denominate “A” e “B”. È possibile che in realtà quello che è stato ritrovato appartenga a due rotoli distinti, corrispondenti alle due “mani”. La scoperta di questo rotolo (o rotoli) è importante per la critica testuale dell’Antico Testamento sia per l’antichità del reperto sia per il suo testo. Il manoscritto è databile paleograficamente al massimo alla metà del I secolo d.C., secondo gli esperti tra il 50 avanti Cristo e il 50 dopo Cristo. Il testo della Bibiia ebraica attuale, detto masoretico, è una versione che deriva da un testo ebraico più antico, definito proto masoretico. La versione greca dei LXX deriva da un testo diverso dal testo masoretico e da quello proto masoretico, che possiamo definire testo ebraico non masoretico. Da quest’ultimo sarebbe derivata la versione nota come Pentateuco Samaritano, oltre alla traduzione greca dei LXX. Dal testo dei LXX e da quello ebraico proto masoretico deriverebbe invece la revisione introdotta dal testo del rotolo 8HevXIIgk., detta kaigé per il fatto che nel testo la congiunzione greca kai viene spesso rimpiazzata dalla parola kaige. Inoltre il termine greco Kurioj (Signore) utilizzato nella LXX viene rimpiazzato dal tetragrammaton YHWH come nell’Antico Testamento ebraico. Il testo del rotolo è una revisione della LXX volta a ottenere un testo più vicino a quello ebraico proto masoretico.
Nata come versione greca dell’Antico Testamento per gli ebrei ellenizzati, la versione dei LXX divenne dopo il II secolo d.C. la versione della Bibbia utilizzata dai cristiani. Pertanto, accanto a manoscritti greci chiaramente di fattura ebraica, come tutti quelli scritti prima di Cristo e il rotolo dei Profeti Minori, possiamo individuare documenti della LXX di fattura cristiana. Per esempio P.Yale 1, della fine del I secolo d.C. è uno dei frammenti più antichi in assoluto di codice, un formato editoriale che iniziò a diffondersi in modo massiccio per le opere non cristiane solo tra il III e il IV secolo dopo Cristo. Prima di questa data abbiamo essenzialmente solo manoscritti cristiani in formato di codice, nessun papiro cristiano ci è pervenuto su rotolo se escludiamo il caso del frammento 7Q5, di attribuzione incerta, a Marco 6:52-53. Verso la fine del I secolo d.C. gli ebrei si pronunciarono contro la canonicità dei libri sacri tradotti in greco o altre lingue, per cui rimase di interesse essenzialmente cristiano utilizzare delle versioni greche dell’Antico Testamento più facili da comprendere: il greco era infatti la lingua internazionale utilizzata nel Medio Oriente fino al III-IV secolo dopo Cristo, persino gli ebrei che non risiedevano più in Palestina comprendevano meglio il greco dell'ebraico. Così alcuni tra i documenti più importanti del cristianesimo, come il Codice Vaticano B o il Codice Sinaitico, del IV secolo dopo Cristo, riportano la versione greca dell’Antico Testamento.


Controversie sul testo della LXX
In alcuni casi sono sorte notevoli controversie tra cristiani ed ebrei a causa di differenze nelle versioni. Per esempio in Isaia 7,14 abbiamo il noto passo: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”, utilizzato da Matteo per dare una base teorica alla profezia della nascita di Gesù da una vergine. La versione dei LXX che oggi ci è stata tramandata contiene difatti la parola parqšnoj che significa espressamente “vergine”, lo stesso termine utilizzato in Matteo 1,23. Ma il testo ebraico che oggi conosciamo utilizza il termine ‘almah, che significa soltanto “giovane donna” e non sembra essere legato formalmente a una condizione di verginità. Così a volte gli ebrei accusano i cristiani di basarsi sui testi interpolati, in considerazione del fatto che a Qumran è stato ritrovato un rotolo di Isaia completo che riporta proprio la parola ‘almah (עַלְמָ֗ה) e quindi sembra dare sostegno al testo ebraico masoretico contro la versione dei LXX di Isaia 7,14 e contro il Vangelo di Matteo. In altri casi la versione dei LXX sembra invece avere maggiore autorità storica sul testo ebraico masoretico. Per esempio in Atti 7,14 è scritto che “Giuseppe mandò a chiamare suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque (in greco ˜bdom»konta pšnte) persone in tutto”. Ma in  Esodo 1,5 secondo il testo ebraico masoretico è scritto che “tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta” così ci si è da sempre chiesto perché l’autore di quel passo degli Atti degli Apostoli abbia riportato settantacinque persone, un numero sbagliato rispetto a quanto riportato in Esodo 1,5. La versione dei LXX di Esodo 1,5 riporta in effetti pšnte kaˆ ˜bdom»konta che significa settantacinque, per cui sarebbe facile concludere che chi ha scritto quel passo degli Atti ha citato semplicemente dalla versione dei LXX e non dal testo ebraico (forse perché non era di lingua ebraica?). Ma oggi la questione è complicata dal fatto che a Qumran è stato scoperto un manoscritto, 4Q1 = 4QEx a, contenente porzioni dell’Esodo in ebraico e datato paleograficamente al II secolo avanti Cristo (dunque non può essere sospettato di interpolazione cristiana) che attesta in Esodo 1,5 il numero di settantacinque discendenti, dando così ragione alla versione dei LXX e al passo degli Atti contro il testo ebraico oggi considerato ufficiale. Si noti che il testo ebraico masoretico è molto più giovane della versione dei LXX e del rotolo 4Q1, i suoi manoscritti più antichi sono di epoca medievale.
La versione dei LXX non è stata l’unica traduzione greca dell’Antico Testamento. Divenuta verso il II secolo dopo Cristo la versione dell’Antico Testamento preferita dai cristiani che fuori dalla Palestina avevano difficoltà con l’ebraico, essa venne ben presto rifiutata dagli ebrei e sospettata di interpolazione. Spesso il testo della LXX veniva utilizzato nelle controversie fra cristiani ed ebrei, per esempio il passo Isaia 7,14 contiene la parola parqšnoj secondo la versione dei LXX, ma gli ebrei opponevano a questa la parola neanij che si pensava potesse rendere meglio il termine ebraico ‘almah. Nel II secolo dopo Cristo Aquila, Teodozione e Simmaco, tre studiosi ebrei, realizzarono altrettante traduzioni greche dell’Antico Testamento ebraico. Queste traduzioni, testimoniate da alcuni frammenti e citazioni antiche, furono preferite dagli ebrei alla versione dei LXX che rimase completamente in mano cristiana. Oggi gli ebrei si basano esclusivamente sul testo ebraico masoretico, nato verso l'VIII secolo dopo Cristo per opera dei Masoreti, un gruppo di scribi e dotti ebrei che si incaricano di revisionare il testo e tramandarlo alle generazioni future. I manoscritti più antichi di tale testo sono tutti di epoca medievale. Per gli ebrei è fondamentale l'utilizzo del testo ebraico e la comprensione del testo in lingua ebraica perchè ogni traduzione da questo testo è in realtà una versione che può differire anche sostanzialmente dal testo ebraico. Si tratta di un problema esegetico molto importante.

Per meglio approfondire il testo greco della LXX potete scaricare il libro: An introduction to the Old Testament in Greek, di H.B. Swete
     ... le governerà con scettro di ferro
                           ...come argilla si frantumeranno ...
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