Il Testamento di Dio

Benvenuti nel sito della Critica Testuale di Ebraico e Greco

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PRESENTAZIONE
 
    Oggi siamo abituati, chi più chi meno, a prendere il Vangelo aprire una pagina e leggere il contenuto direttamente nella nostra lingua madre, l’italiano, non pensando a tutto quello che sta dietro ad un gesto in apparenza così semplice e spontaneo. In realtà dalla data di stesura dei Vangeli e del resto del canone del Nuovo Testamento sono passati qualcosa circa duemila anni di storia. Nel I secolo non esisteva la stampa e le lingue utilizzate dai primi cristiani in Palestina erano l’ebraico, l’aramaico, prevalentemente parlato, oppure il greco quando si volevano destinare gli scritti ad un pubblico più vasto e dotto (il greco infatti era la lingua internazionale del Medio Oriente a quel tempo, un po’ come l’inglese oggi). Il NT è quindi giunto fino a noi grazie ad un processo manuale di trasmissione e copiatura dei testi che per forza di cose – in tanti anni – ha creato vari problemi: errori di trascrizione da una copia all’altra, tentativi di armonizzazione dei testi, modifiche, integrazioni inserite a vario titolo, ecc.
 
    Oggi le fonti originali di quei testi sono andate perdute e non sono disponibili, in tal modo non sappiamo più con certezza né quando sono stati scritti veramente i Vangeli (I secolo? II secolo? Prima o dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C.?) e il resto del NT, né cosa essi contenessero esattamente in origine. Per rispondere a queste e ad altre simili domande occorre rivolgersi all’archeologia e in particolare alla papirologia, la scienza che si occupa dello studio degli antichi documenti manoscritti. È infatti dallo studio, dall’analisi dei documenti più antichi, delle concordanze e contraddizioni tra gli stessi che è possibile tentare di risalire a quello che poteva essere il testo originario: di questo processo si occupa in particolare la critica testuale.
 
    Fino al XIX secolo la situazione sul fronte della ricerca e dei ritrovamenti archeologici era assai poco entusiasmante, praticamente esistevano pochi documenti molti antichi e quelli che si conoscevano non venivano studiati a fondo, il materiale di cui si disponeva – pur essendo molto ampio – era relativamente tardo e lasciava aperte tutte le ipotesi più svariate sulla nascita e sulla redazione dei testi sacri del cristianesimo. Inoltre era (e ancor oggi) opinione che nel IV secolo, a causa della situazione relativamente tranquilla che viveva il cristianesimo, fossero state preparate delle “recensioni” dei testi del NT, ovvero rielaborazioni più o meno massicce dei testi che potessero aver corrotto, in modo sostanziale, i testi originari.
 
    Dal XIX secolo gli studiosi si sono messi ad esaminare approfonditamente i codici più antichi (in particolare il Codex Vaticanus e il Codex Sinaiticus, quest’ultimo ritrovato verso la metà del XIX secolo) con l’obiettivo di depurare il NT dalle possibili interpolazioni accumulatesi nel corso dei secoli e inoltre, si è cominciato a scavare a fondo in Palestina, in Egitto e in tutto il Medio Oriente e non solo sul fronte della ricerca delle fonti cristiane. Dalla notte dei tempi, grazie agli scavi archeologici, sono così emersi resti importantissimi che testimoniano dell’esistenza dei Vangeli e altri scritti neo testamentari a ridosso del I secolo e di conseguenza importanti per comprendere in che misura quello che oggi leggiamo dopo duemila anni sia affidabile.
 
    I reperti ritrovati sono molto spesso piccoli e con poche lettere eppure in molti casi è possibile risalire esattamente a quale passo neo testamentario appartenessero in origine. Altri papiri contengono invece per intero i Vangeli e le lettere di Paolo e vengono utilizzati a fondo dalla moderna critica testuale per ricostruire il testo del NT nel modo più fedele possibile. Nell’attesa che si verifichi prima o poi la vera scoperta sensazionale, cioè il ritrovamento di un frammento neo testamentario il più possibile ampio e sicuro nell’attribuzione e databile con certezza al I secolo, idealmente prima della distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.), si vuol presentare questa rassegna con una premessa alle relative problematiche e numerosi spunti per l’approfondimento.

Cosa si vuol spiegare in queste pagine
 
    Queste pagine intendono presentare la situazione degli studi sul fronte dei più antichi reperti dei testi cristiani e accennare ai complessi dibattiti che in molti casi si sono accesi dietro ad attribuzioni, datazioni e classificazioni. Il taglio che si è volutamente cercato di dare a queste pagine non è apologetico, ma piuttosto si è pensato di dare spazio alle più svariate opinioni e posizioni avendo ben presente che in questo settore, escono continuamente nuovi studi. Siamo particolarmente grati ai lettori che ci vorranno segnalare aggiornamenti e integrazioni a quanto qui proposto. Questi argomenti presentano i principali codici greci della Bibbia, i frammenti più antichi del NT, i frammenti di Qumran della Bibbia greca dei LXX o che hanno qualche attinenza con il cristianesimo.  
 
    Presentati codici, papiri e frammenti più importanti del NT e della versione greca dei LXX dell'AT viene accennato l’articolato argomento della critica testuale (o filologia) e del problema della ricostruzione del testo originale del NT. Questa operazione consente di risalire a quello che doveva essere con buona probabilità il testo del NT in greco conosciuto all’inizio del II secolo. Il modo di interpretare i documenti antichi, il grado di fiducia che possiamo dare a una classe di manoscritti piuttosto che ad un’altra è stato ed è tuttora fonte di dispute e polemiche tra gli studiosi.
 
    Vi è una presentazione degli studi di conquista sulla lingua dei Vangeli e i possibili collegamenti con il I secolo attraverso le teorie linguistiche di Jean Carmignac ed altri studiosi. È un dato di fatto che non esistono frammenti del NT databili con assoluta certezza al I secolo, se si escludesse il frammento 7Q5 rinvenuto a Qumran e la cui attribuzione non è accettata dalla totalità degli studiosi, ossia, il frammento di Magdalen P64 la cui datazione al I secolo è oggetto di discussione. Inoltre tutti i frammenti che conosciamo sono scritti in greco e su codice. In ciò si vuol esaminare la possibilità che i Vangeli fossero originariamente scritti in una lingua semitica (l’ebraico) e quali possono essere i metodi per dimostrarlo partendo dai testi greci.
 
    Si presentano alcune discussioni riguardanti il concetto di Messia, sia con riferimento alle profezie dell’AT, sia ai manoscritti di Qumran. Successivamente viene dato un rapido accenno alla storia della Palestina dei tempi di Gesù attraverso le opere dello storico ebreo Giuseppe Flavio, vissuto nella seconda metà del I secolo dopo Cristo. Viene presentata, inoltre, una sorta di appendice papirologica che vuol descrivere i tipi di supporto utilizzati all’origine per scrivere nel periodo di nostro interesse, essenzialmente il papiro e la pergamena e contiene alcuni fondamenti di papirologia ove necessario.
 Prenderemo in considerazione la storicità di Gesù Cristo così come appare dalle fonti documentali extra cristiane. Esiste infatti, un notevole e complesso dibattito circa l'attendibilità delle fonti esistenti al difuori del NT così come ci sono pervenute dallo storico Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, ecc., illustrando un po' tutte le ipotesi che sono state avanzate relativamente a queste problematiche.

Buona navigazione e buon studio. A. Erriquez


     ... le governerà con scettro di ferro
                           ...come argilla si frantumeranno ...
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